Protagoniste di grandi migrazioni: le tartarughe Caretta caretta

Le tartarughe marine sono rettili adattati alla vita acquatica, che dipendono però dall’ambiente terrestre per la deposizione e l’incubazione delle uova. Un solo esemplare depone mediamente un centinaio di uova e, dal momento della schiusa, solo pochi individui riescono a raggiungere l’età adulta.  Sono animali molto longevi, solitamente nidificano nel luogo in cui sono nate, compiendo migrazioni molto lunghe attraverso tutto il Mar Mediterraneo, grazie alle loro eccezionali capacità di orientamento.

Le tre principali specie di tartaruga marina segnalate anche nel Mar Mediterraneo sono: la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

La specie Caretta caretta è la specie di gran lunga più diffusa nel Mar Mediterraneo, si sposta dal bacino orientale del Mar Mediterraneo alle acque del Tirreno e dell’Adriatico durante la stagione di alimentazione e svernamento. Svolgono un ruolo importante per l’equilibrio ecologico degli ecosistemi marini, occupando il vertice della catena alimentare e contribuendo in questo modo a mantenere l’equilibrio numerico delle popolazioni di flora e fauna marine. Sono considerate degli ottimi indicatori ambientali e specie sentinella per la valutazione della salute dell’habitat marino e  dell’inquinamento da plastica in tutto il mondo poiché essa è specie longeva e possiede un comportamento migratorio e una grande propensione a ingerire plastica

La tartaruga marina C. caretta è ad oggi classificata come vulnerabile dalla IUCN Red List: specie meno preoccupante nella regione del Mediterraneo, ma vulnerabili su scala globale. Le attività antropiche marine si ripercuotono gravemente sulla vita delle tartarughe marine e tra le cause più comuni di spiaggiamento e decesso si riscontrano l’”entaglement” degli arti con reti, lenze e/o macroplastiche, l’ingestione accidentale di lenza ed amo, l’impatto con natanti. Infatti, l’impatto delle catture accidentali da parte di attrezzi da pesca come pescherecci a strascico, palangari demersali e reti fisse, porta la stima della cattura totale di tartarughe nel Mare Adriatico settentrionale a più di diverse migliaia all’anno.

Questi animali compiono migrazioni su elevate distanze ampliando in questo modo il loro areale di distribuzione ed i loro habitat, per questo motivo risulta importante indagare sulle loro rotte migratorie e sulla loro geolocalizzazione.  La distanza percorsa e le modalità di spostamento dipendono dal loro ciclo vitale. E’ stato dimostrato che i movimenti della specie Caretta caretta cambiano notevolmente in funzione delle dimensioni degli individui, delle caratteristiche dell’habitat, ma anche dalle variazioni della temperatura superficiale e dalle correnti dell’acqua.

Nell’ecologia e nelle migrazioni (dall’Atlantico al Mediterraneo) delle tartarughe Caretta caretta, lo Stretto di Gibilterra, situato tra Marocco e Spagna, svolge un ruolo molto importante. Le correnti nello Stretto possono intrappolare le tartarughe marine nel Mediterraneo occidentale, rendendo questa regione una zona di alimentazione specifica. Le correnti oceaniche e la direzione del vento possono determinare i luoghi di spiaggiamento.

Inoltre, i giovani e i sub adulti migrano verso le zone costiere, solitamente lontano dal luogo di schiusa, per nutrirsi. Gli esemplari femmine adulte migrano dalle aree di foraggiamento verso le zone di nidificazione, spesso distanti centinaia o migliaia di chilometri.

Questi animali mostrano una certa costanza nelle rotte migratorie verso i siti di alimentazione, di svernamento e di riproduzione scegliendo come principali siti di nidificazione le coste del Mediterraneo orientale: più frequentemente individuano le spiagge della Grecia, Libia e Turchia, ma anche alcune aree dell’Egitto, Israele, Libano, Tunisia e Italia. Relativamente ai principali siti di svernamento e foraggiamento nel Mediterraneo, i più popolati sono il Golfo di Gabès in Tunisia, le coste Libiche, il centro-nord Adriatico, le coste Turche e, in minor misura, le coste dell’Egitto, della Spagna e della Grecia.

A tale scopo il tracciamento satellitare è oggi utilizzato non solo per analizzare le rotte migratorie delle tartarughe marine adulte nel Mar Mediterraneo, importante area di foraggiamento, ma anche per individuare zone di hotspot di foraggiamento, riproduzione, nidificazione e svernamento.

Hart e i suoi colleghi (2023) hanno condotto uno studio sulle rotte migratorie di C. caretta e Chelonia mydas, catturando esemplari a Biscayne, Dry Tortugas, nei Parchi Nazionali delle Everglades, sulle spiagge della Contea di Broward, all’interno del Florida Keys National Marine Sanctuary e in Carolina del Nord. Attraverso l’analisi dei dati satellitari, è stato dimostrato per la prima volta come gli individui monitorati utilizzassero il Parco Nazionale di Biscayne, in Florida, durante tutto l’anno come area di foraggiamento.

L’analisi di dati satellitari sulle rotte e sul comportamento in immersione di esemplari di Caretta caretta, liberate sull’arcipelago delle Eolie ha permesso di raccogliere informazioni sull’ambiente in cui queste tartarughe si muovevano: alcune si sono dirette verso il canale di Sicilia, altre si sono dirette in habitat neritici di foraggiamento, sull’altopiano tunisino e il Golfo di Amvrakikos, in Grecia.

Dati simili sono stati rilevati dall’analisi delle rotte delle tartarughe monitorate mediante dispositivi satellitari dal CRe.Ta.M. (Centro di Referenza Nazionale sul Benessere, Monitoraggio e Diagnostica delle Malattie delle Tartarughe Marine).  La rotta più lunga è stata percorsa da una tartaruga rilasciata lungo le coste di Sciacca e seguita tra maggio e ottobre: durante la sua migrazione ha sostato lungo le coste della Grecia, della Turchia per poi terminare lungo il litorale di Laodicea (Siria) (Fig. 1), confermando questi luoghi come habitat ideali di foraggiamento per questa specie. 

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