L’importanza della biodiversità per sostenere un ecosistema sano

L’impatto globale dell’espansione umana

Il mondo in cui viviamo è sempre più dominato dalla nostra specie e questo rappresenta una potenziale minaccia per gli altri esseri viventi. È indispensabile prendere atto di questo problema e forse esiste la possibilità di una coesistenza più armoniosa tra 8 miliardi di esseri umani e un numero imprecisato, ma sicuramente di diversi miliardi, di altri esseri viventi. Specie come le tartarughe terrestri, i camaleonti, gli skink della foresta e i cetacei sono incredibilmente vulnerabili al degrado ambientale (deforestazione, incendi, pesca eccessiva, inquinamento e perdita dell’habitat essenziale per la loro sopravvivenza), tanto che oggi la loro conservazione sembra quasi impossibile. Assistiamo alla loro graduale o rapida scomparsa dagli “hotspot” in cui erano un tempo confinati, osservando l’indifferenza dei governi globali, che si concentrano esclusivamente sulla crescita, trascurando l’importanza di rispettare la natura che ci avvolge. Gli accorati ammonimenti di una figura della Chiesa come Papa Francesco, che si è espresso in modo inequivocabile a favore di tutti gli esseri viventi – quelli al di là della specie umana che hanno diritto a uguali diritti su questo pianeta – sembrano avere un impatto minimo.

L’evoluzione della consapevolezza della biodiversità

Tra i pionieri nell’uso del termine “biodiversità” c’è Elliott Norse in un rapporto del governo americano del 1980. Successivamente, nel 1984, Bruce A. Wilcox introdusse il termine “diversità biologica”. La forma abbreviata “BioDiversità” fu coniata per la prima volta da Walter G. Rosen durante il forum organizzato a Washington tra il 21 e il 24 settembre 1986 dalla National Academy of Sciences e dalla Smithsonian Institution. Nello stesso anno, un opuscolo sull’argomento è stato redatto da un comitato tecnico, l’Office of Technological Assessment, istituito in risposta alla richiesta di un senatore statunitense che chiedeva una comprensione precisa del termine. L’opuscolo chiarisce il significato e definisce il termine biodiversità come “la varietà degli organismi viventi, la loro variabilità genetica e i complessi ecologici di cui fanno parte”. In termini più semplici, la biodiversità comprende le specie, la loro abbondanza, la variabilità genetica, le relazioni tra di esse e i processi ecologici ed evolutivi che le coinvolgono all’interno degli ecosistemi.

L’interconnessione tra biodiversità ed evoluzione

La diversità biologica, sia come sostantivo che come aggettivo, può fondersi in un unico termine in cui l’aggettivo diventa un prefisso del sostantivo. La biodiversità non può esistere senza l’evoluzione; i tempi biologici, ecologici ed evolutivi giocano un ruolo cruciale nella formazione della biodiversità, rappresentando un tema interdisciplinare in ecologia. La causa principale dell’erosione della biodiversità è la distruzione degli habitat, direttamente dipendente dall’espansione della popolazione umana e delle sue attività produttive. Oggi sulla Terra ci sono otto miliardi di abitanti e la crescita della popolazione mondiale è preoccupante, soprattutto perché è in gran parte diseducata al rapporto con la natura. È necessario intervenire a tutti i livelli educativi, a partire dai bambini delle scuole elementari, attraverso programmi che promuovano il rispetto della natura e la tutela della biodiversità. È fondamentale ripristinare un rapporto armonico con gli ambienti naturali e, soprattutto, aiutare le persone a comprendere il corretto significato di biodiversità, un termine spesso utilizzato in modo improprio.

Il percorso dell’umanità lontano dalla biodiversità

L’obiettivo che l’umanità deve raggiungere non è delineato in nessuna agenda politica; è esattamente l’opposto delle tendenze attuali. Nelle agende dei politici di tutto il mondo dovrebbe esserci un graduale abbandono dell’agricoltura intensiva, la riforestazione, l’uso di energie rinnovabili e una graduale diminuzione della popolazione mondiale. Purtroppo, nessuna di queste misure è stata adottata. Al contrario, si assiste a una continua ed esasperante narrazione di crescita economica, energia nucleare di nuova generazione e atteggiamenti negazionisti nei confronti del cambiamento climatico. In altre parole, la retorica ha spinto Greta Thunberg a esprimersi con la nota frase che ha criticato i politici di tutto il mondo: “Tutto ciò che sentiamo dai nostri cosiddetti leader, parole che possono sembrare grandiose, finora non ha portato ad alcuna azione. Certo, abbiamo bisogno di un dialogo costruttivo, ma per 30 anni abbiamo sentito solo bla bla bla”.

L’Antropocene e l’estinzione

Quello che viene definito l’Antropocene, l’era moderna dominata dall’uomo, rappresenta un nuovo episodio di estinzione di specie animali e vegetali. Ciò non è dovuto a cause naturali, ma è in gran parte attribuito alle attività di una specie particolarmente numerosa: l’uomo. Una popolazione animale o vegetale deve essere in grado di mantenere la propria vitalità e il proprio potenziale di adattamento evolutivo. I ricercatori concordano sul fatto che la causa principale dell’estinzione di molte specie è la continua perdita di habitat allo stato naturale, che riduce eccessivamente il numero di individui e il potenziale genetico esprimibile. Il concetto di Popolazione Minima Vitale (MVP) rappresenta il numero di individui al di sopra del valore “critico” necessario per scongiurare il pericolo di estinzione di una specie. La frammentazione degli habitat può portare gradualmente all’estinzione di una specie proprio perché i suoi individui possono scendere al di sotto della MVP. L’aspetto cruciale dei grandi numeri dipende dalla variabilità genetica e dall’eterozigosi, che possono essere garantite solo da una popolazione composta da numerosi individui; in caso contrario, non è possibile una conservazione a lungo termine.

Principi di conservazione della biodiversità

In generale, i ricercatori ritengono che i principi fondamentali per la conservazione della biodiversità includano almeno i seguenti cinque:

1) Le specie ben distribuite sono meno vulnerabili di quelle confinate in piccole porzioni del loro areale;

2) Ampie porzioni di habitat contenenti molti individui di una determinata specie possono sostenerla più facilmente rispetto a piccole porzioni di habitat con pochi individui;

3) Frammenti di habitat vicini tra loro sono preferibili a frammenti ampiamente dispersi;

4) Porzioni di habitat non frammentate e contigue sono qualitativamente superiori a quelle altamente frammentate;

5) Uno o più habitat che separano le aree protette sono più facilmente attraversabili dagli individui in dispersione di una determinata specie se hanno caratteristiche simili all’habitat preferito dalla specie.

Non si può non essere d’accordo con questi principi, secondo i quali, in ecosistemi sani, la diversità biologica ha maggiori probabilità di essere salvaguardata. Per ecosistema sano si intende un ambiente caratterizzato da suoli ricchi di microflora e microfauna, dove si verificano numerose interazioni tra specie vegetali e animali. Include anche un elevato numero di specie, comprese le cosiddette specie chiave che regolano il funzionamento del sistema a livello ecologico. Un ecosistema sano rappresenta una porzione di Terra in cui le varie componenti godono di ottima salute.

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